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La politica interna ed estera di Taiwan sotto la presidenza di Lai Ching-te

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DataCite Commons2025-12-12 更新2026-05-07 收录
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Con l’elezione di Lai Ching-te (anche noto in occidente come William Lai) alla presidenza nel gennaio 2024, Taiwan ha imboccato un sentiero complesso in un contesto interno ed esterno in rapida evoluzione. Esponente di primo piano del Partito progressista democratico (Dpp), già premier (2017-19) e vicepresidente (2020-24), Lai ha vinto con il 40% dei consensi, mantenendo la linea della sua predecessora Tsai Ing-wen: difendere la sovranità de facto dell’isola senza provocare un’escalation con la Cina. Tuttavia, la retorica di Pechino nei suoi confronti è stata particolarmente aggressiva, e il presidente ha dovuto affrontare contemporaneamente un parlamento ostile, tensioni sociali interne, e un aumento delle pressioni militari e diplomatiche da parte di Pechino nel primo anno della presidenza. La linea politica di Lai, pur coerente con il principio secondo cui "Taiwan è già uno stato sovrano", non prevede dichiarazioni di indipendenza formale. Eppure, questo non ha impedito alla Repubblica popolare cinese (Rpc) di dipingerlo come un "separatista pericoloso". In più occasioni, Pechino ha definito le sue affermazioni – ad esempio, che "Taiwan è ovviamente un paese, con un proprio territorio e un proprio popolo" – come "un’eresia" e "una violazione del principio dell’unica Cina"1. Ma la posizione di Lai è in realtà piuttosto prudente: in linea con l'interpretazione mainstream del Dpp, sostiene che lo status quo vada preservato, e che solo i cittadini taiwanesi abbiano il diritto di decidere il proprio futuro.
提供机构:
Istituto per gli studi di politica internazionale (ISPI)
创建时间:
2025-12-10
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